A Saarbruecken, il capoluogo della Saar al confine con la Francia, si è tenuta ieri sera la prima mondiale di 'Lady Diana - Un sorriso incanta il mondo', un musical sulla vita e la drammatica fine della principessa del Galles, morta nel tragico incidente del 31 agosto 1997 nel tunnel dell'Alma a Parigi. Scritto e composto di tedeschi Peter Thomas e Volker Fuehrer, e prodotto da Karl-Heinze Stracke, il musical si apre e si chiude con l'incidente stradale nel quale persero la vita Diana e il suo amico Dodi Al Fayed. La sala della Saarbruecker Saarlandhalle, piena solo a metà, ha tributato un'accoglienza tiepida all'opera, il primo show in assoluto basato sulla vita di Lady Diana, nel cui ruolo si esibisce l'attrice londinese Karen Gillingham. Non molto entusiasti e convinti gli applausi, forse anche per il forte accento inglese col quale gli attori britannici hanno recitato e cantato in tedesco nelle oltre due ore del musical. Costato circa due milioni di marchi (due miliardi di lire), il musical su Diana girerà prima in varie altre città della Germania, per trasferirsi successivamente in Danimarca, Svezia, Belgio e Svizzera. In tali paesi gli attori si esibiranno in inglese. "La stanza del figlio" di Nanni Moretti è il candidato italiano agli Oscar per la categoria miglior film in lingua straniera. Il film a maggio vinse la Palma d'oro al Festival di Cannes. Il film di Moretti è stato scelto dalla giuria dei David di Donatello. Sarà adesso la Academy a formare la cinquina definitiva dei candidati agli Oscar. Le nomination verranno rese note il 12 febbraio 2002. "La stanza del figlio" racconta il dolore lacerante vissuto dai familiari di un ragazzo che muore in seguito a un'immersione subacquea. E' un film, spiegò Moretti nel presentarlo, "sul dolore che divide le persone che si vogliono bene, contrariamente alla retorica che vede nel dolore un elemento di unione". Moretti ha commentato la notizia sottolineando che questo "è solo un piccolo passo" e che "lungo la strada per la nomination ci sono altri cinquanta film in lingua non inglese". "Difficile dire cosa potrà piacere agli americani di questo film. Ho avuto da alcuni giornalisti che lavorano a Hollywood e che dieci giorni fa ho incontrato a Londra alcune riflessioni che forse si possono condividere. L'elaborazione del lutto, il lavoro sul dolore che c'è nel mio film - ha detto il regista - può avere oggi un significato in più. Inoltre gli americani sono abituati a vedere il tema al centro del film, il dolore, spettacolarizzato. Nella 'Stanza del figlio' forse vedranno questo tema trattato con autenticità. Certe emozioni che ci sono nel film ho cercato di non imporle ad effetto, ma di condividerle con lo spettatore, in una sorta di co-emozione". Moretti ha annunciato che parteciperà al lancio americano che a fine gennaio farà la Miramax per promuovere la nomination de "La stanza del figlio", precisando però con ironia di aver "già risparmiato un viaggio in America", avendo incontrato parte della stampa hollywoodiana a Londra pochi giorni fa. "In questo periodo sto andando in giro a promuovere il film nei paesi in cui sta uscendo, come la Germania, l'Austria, la Gran Bretagna, e lo farò anche in America", ha aggiunto. Moretti è rimasto molto colpito della decisioni di Ermanno Olmi e dei produttori del "Mestiere delle armi" di autoescludersi dalla candidatura italiana e dunque dalla votazione che ha permesso a "La stanza del figlio" di risultare il più votato tra le opere italiane. La motivazione di Olmi è stata proprio quella di voler favorire, con la non candidatura, altri film con maggiori chances. "Olmi è una bella persona. Ciò che ha fatto è bello, gentile ed elegante. E' una cosa che mi ha profondamente colpito", ha commentato Moretti raggiunto telefonicamente nella sala dell'associazione dell'Industria cinematografica a Roma subito dopo l'apertura della busta con la designazione del suo film alla candidatura italiana. I rappresentanti dei maggiori studi cinematografici e televisivi e dei teatri di Hollywood hanno incontrato domenica una delegazione della Casa Bianca per stabilire come l'industria dell'intrattenimento possa contribuire alla guerra contro il terrorismo. Nessuna decisione concreta è stata presa in seguito all'incontro, che è comunque stato definito da entrambe le parti un "vivace scambio di idee". A dispetto delle relazioni spesso contrastate fra il mondo dello spettacolo e il mondo politico, c'è stata unità d'intenti, ha spiegato nella conferenza stampa seguita all'incontro il presidente della 'Motion Picture Association of America' Jack Valenti. Tema dell'incontro, ha spiegato ancora Valenti, è stato "il contributo che l'immaginazione creativa di Hollywood e la sua abilità persuasiva può dare allo sforzo della guerra, in modo che un giorno gli americani possano di nuovo condurre vite normali". Valenti è stato consigliere del presidente Lyndon Johnson negli anni '60. Sia Valenti che il consigliere della Casa Bianca Karl Rove, che ha preso parte all'incontro con i rappresentanti delle case cinematografiche, hanno detto chiaramente che sarà Hollywood a prendere in autonomia le decisioni su come contribuire alla guerra e che la Casa Bianca non sta chiedendo all'industria dello spettacolo di prestarsi a fare propaganda. "Il mondo è pieno di gente in grado di comprendere, e noi riconosciamo che l'informazione concreta, comunicata con onestà, precisione e integrità è importante per il successo ultimo in questo conflitto", ha detto Rove. "Non sono stati menzionati contenuti - ha aggiunto Valenti - la Casa Bianca e i suoi rappresentanti non hanno detto niente su questo perché sapevano che non è l'argomento di cui discutere. Direttori, sceneggiatori, produttori e studi stabiliranno il tipo di immagini da scegliere per le storie che intendono raccontare". I capi dei più importanti studi cinematografici di Hollywood e i rappresentanti di produzioni televisive e dei teatri erano presenti in questa riunione, insieme a sceneggiatori, direttori e attori. I temi che stanno a cuore alla Casa Bianca, e che Hollywood potrebbe contribuire a diffondere, sono: - La campagna antiterrorismo non è una guerra contro l'Islam; - C'è la possibilità di una chiamata alle armi per gli americani; - Le truppe statunitensi e le loro famiglie hanno bisogno di sostegno; - Gli attentati dell'11 settembre sono stati un attacco contro la civiltà e richiedono una risposta globale; - I bambini hanno bisogno di essere rassicurati sulla loro salvaguardia e sicurezza, all'indomani degli attentati; - La campagna militare antiterrorismo è una guerra contro il male. Tuttavia l'incontro di domenica non ha messo a punto neanche l'inizio di una strategia con la quale Hollywood potrebbe mettere a punto questi obiettivi, è stato anzi definito "l'inizio dell'inizio" degli sforzi che l'industria dello spettacolo potrebbe compiere. Le idee elencate includono la produzione di una serie di spot che potrebbero essere distribuiti negli Stati Uniti e anche all'estero, ma anche video delle truppe impegnate nella lotta al terrorismo. Inoltre le star di Hollywood potrebbero essere incoraggiate a partecipare agli show destinati ai militari. Il discorso di martedì sera del presidente statunitense George W. Bush non è stato trasmesso in diretta da due delle maggiori reti televisive del Paese, la Nbc e la Cbs. Era l'orario del "prime time", le otto di sera. Le due reti hanno preferito conservare la normale programmazione: "Friends" per la Nbc e il reality show "Survivor" per la Cbs. Quanto alla Fox, dopo aver lasciato libera scelta alla rete delle proprie tv locali, ha trasmesso il discorso sul canale Fox News. La Abc e la CNN hanno fatto la stessa scelta. Da Washington, la consulente per la sicurezza di Bush, Condoleezza Rice, aveva annunciato il discorso sottolineandone l'importanza e aggiungendo: "Mi auguro che il popolo americano userà gli strumenti che ha per seguirlo. Ci sono mezzi tramite i quali potrà essere ascoltato". Il responsabile dei rapporti con la stampa della Casa Bianca, Ari Fleischer, aveva parlato con i responsabili delle reti tv mercoledì. "Normale prassi", ha poi precisato Fleischer. E ha spiegato: "Ho fornito elementi riguardo al tema del discorso, non ho fatto richieste e ho detto loro che giudicassero da soli. Decidere se una cosa va in diretta o no è compito loro". Dopo il discorso, un membro del gruppo che lavora direttamente per Bush ha segnalato che nessuno, nell'amministrazione, si è innervosito per le scelte delle due reti. La storia tra Elizabeth Hurley e Hugh Grant è proprio finita. E per tutti quelli che ancora speravano in un riavvicinamento improvviso tra i due attori, rimasti amici dopo la fine di una relazione di 13 anni, questa ne è la prova definitiva: Hurley aspetta un figlio da un altro uomo. Il futuro papà sarà il produttore cinematografico Stephen Bing, 35 anni, miliardario nipote del magnate newyorkese Leo Bing. La modella e attrice britannica, insomma, ha gettato la spugna e ha rivelato la verità su quei vestiti extralarge che indossava ultimamente e sul perché la sua linea solitamente impeccabile era parsa appesantita negli ultimi tempi. La stampa britannica, per prima, aveva notato i cambiamenti e si era affrettata a speculare su una possibile gravidanza, ma era stata zittita ogni volta dalla smentita di Hurley. Finché la portavoce dell'attrice ha confermato la notizia, dicendo che il bebè arriverà in aprile e che Hurley è letteralmente entusiasta. Un vestito, un destino Hurley, 36 anni, è diventata famosa per essere la fidanzata di Hugh Grant nel momento in cui l'attore britannico conquistò il pubblico mondiale come protagonista di "Quattro matrimoni e un funerale". Come per Jennifer Lopez, l'ascesa di Hurley nel firmamento delle stelle è legata a un vestito di Gianni Versace: l'abito indossato a una prima cinematografica di Hugh Grant, un vestito da sera nero, tenuto malfermamente insieme da una serie di spille da balia. Per anni, Hurley ha prestato anche il proprio volto alla casa di prodotti cosmetici "Esteé Lauder", con cui ha lanciato "Pleasures", uno dei profumi più famosi dell'azienda. Grande attesa per l'anteprima mondiale di "Harry Potter e la pietra filosofale", film tratto dall'omonimo libro della scrittrice inglese Joanne Kathleen Rowling, presentato al pubblico domenica sera a Londra. La pellicola sembra destinata a bissare nelle sale cinematografiche il successo che i quattro libri della saga di Harry Potter hanno avuto nelle librerie di tutto il mondo, catturando indistintamente un pubblico di bambini e adulti. Lo segnala il record di prevendite e le centinaia di migliaia di biglietti venduti, per oltre sei miliardi di lire. ''Sono le più grandi prevendite che abbiamo mai avuto'' ha detto un portavoce della catena cinematografica Warner Village, appartenente alla Warner Brothers, la casa cinematografica che ha prodotto il film (Warner è il ramo cinematografico del gruppo Aol Time Warner, una delle due società che hanno dato vita a CNNItalia). Dopo l'anteprima all'Odeon di Leicester Square, "Harry Potter" uscirà sugli schermi inglesi e americani il 16 novembre e in Italia a dicembre. Il film racconta la storia del piccolo orfano Harry Potter che sfugge alle grinfie dell'opprimente famiglia di zii e sale su un treno che lo porterà alla scuola per apprendisti stregoni di Hogwarts. Accompagnato da un seguito di amici magici Harry apprende l'arte della stregoneria, che gli consentirà di vendicarsi del nemico Voldermart, responsabile della morte dei suoi genitori. Girato interamente in Gran Bretagna, nelle cattedrali di Gloucester e Durham e nel Christ Church College dell'Università di Oxford, il film vanta effetti speciali notevoli ed è stato realizzato con un budget di oltre 300 miliardi, cifra che i produttori contano di recuperare nella prima settimana di proiezione. Tutto inglese il cast del film, con il dodicenne Daniel Radcliffe nei panni del protagonista, Robbie Coltrane in quelli dell'amico Rubeus Hagrid e Alan Rickman del sinistro Professor Snape. George W. Bush, Colin Powell, Condoleeza Rice; John Ashcroft, Richard Cheney, Tom Ridge; Rudolph Giuliani, George Pataki, Norman Mineta; Tom Daschle, Donald Rumsfeld. Non è la formazione che gli Stati Uniti porteranno ai prossimi mondiali di calcio, ma quella con cui - in trasferta, su un campo pesantissimo - stanno cercando di vincere la competizione internazionale più difficile della loro storia recente, quella contro gli ostici talebani di Kabul: un gruppo spavaldo che non soffre di timori reverenziali, guidato da un leader - inventore di strategie sofisticate e abile nel vincere le partite sul piano psicologico - che per di più conosce bene il suo attuale avversario perchè è cresciuto proprio nel suo vivaio. Novanta "cards" per i protagonisti del momento Al di là del risultato finale però Bush e compagni sono già finiti - come ogni squadra che si rispetti - sull?album delle figurine. La ?Topps? infatti - la Panini d?America, con ben 50 anni di vita dedicati soprattutto al baseball, al football, al basket e all?hockey - ha già concepito e dato alle stampe 90 ?cards? dedicate agli eroi del momento. Alle immagini di Michael Jordan e Mario Lemieux - le più ricercate da tutti i collezionisti statunitensi - si sono sostituite quelle della Casa Bianca e dei suoi protagonisti. Un vero business che nel tempo darà i suoi frutti anche economici. Se in Italia infatti le figurine sono solo un passatempo per bambini, in America rappresentano un vero investimento. Le ?cards? d?oltreoceano sono stampate su cartoncino lucido e non vengono attaccate sugli album ma conservate, come oggetti preziosi, in raccoglitori trasparenti che consentono da un lato di vedere l?immagine e dall?altra di leggere le informazioni contenute sul loro retro. Alcune di loro sono particolarmente difficili da trovare, altre lo diventano col tempo. Le cards non si scambiano e non si vincono a ?scoppietta?: piuttosto si vendono. Abile chi riesce a aggiudicarsi quelle che negli anni, come il vino, varranno di più. In Italia, oggi, una figurina del 1982 di Paolo Rossi vale come un caffè. In America, oggi, una card del 1982 di Magic Johnson può arrivare a valere tanto come un?utilitaria nuova di zecca. In tutto il Paese ci sono negozi dedicati esclusivamente alla vendita di questi gadget - spesso firmati dal campione ritratto e quindi ancora più costosi - per non parlare del mercato senza confine che negli ultimi anni è cresciuto su internet. La nuova collezione "Enduring Freedom" La nuova collezione si chiama - come la campagna americana in Afghanistan - ?Enduring Freedom? (Libertà Duratura). Le cards si dividono in sei sezioni e riportano quasi tutte scene in movimento. Non come le attuali Panini della Serie A che ritraggono solo il busto dei calciatori, ma come quelle degli anni ?80 che riproducevano un colpo di testa di Roberto Bettega o un cross di Bruno Conti. La prima è dedicata all?11 settembre: data di fondazione della squadra e del nuovo campionato. Spicca in particolare quella delle ?Torri Gemelle? in fiamme. La seconda riguarda le operazioni di soccorso. Bush che abbraccia i pompieri di Manhattan come il dottor Alicicco che soccorre il ginocchio gonfio di Paulo Roberto Falcao. La terza sezione è dedicata alla Champions League e agli assi stranieri. Dall?uomo squadra Tony Blair all?incompreso Shimon Peres - uno le cui iniziative non vengono mai finalizzate dai compagni di squadra - all'ex avversario Vladimir Putin. La quarta parte è dedicata alle indagini. Stella tra le stelle, azzardiamo ?figurina dell?anno?, quella di bin Laden, genio e sregolatezza. The most wanted card. Le ultime tre sezioni sono le più numerose. La prima è dedicata allo spirito di squadra che contraddistingue il team americano e i suoi tifosi: il pubblico più caldo del mondo, quello che conosce l?inno e lo canta persino prima di ogni allenamento. Tra le cards più prestigiose quelle dello storico ?stadio? di Camp David - una sorta di Maracanà della politica internazionale - e quella della difesa della comunità islamica degli Stati Uniti: perchè proprio come in Serie A la competizione non degeneri e gli avversari non vengano confusi, nemmeno in questo caso, con dei nemici. Poi c?è la parte dedicata ai ?Nation Leaders?: ossia i campioni principali, lo staff tecnico e i dirigenti, presidente in testa. Anche alle vecchie stelle che hanno fatto la storia del club viene dedicato uno spazio. Primo fra tutti quel Bill Clinton che fuori dal campo era spesso indisciplinato ma che poi in campo ha fatto un sacco di gol. Infine la parte lunghissima dedicata all?All Star Game e al Dream Team: la partita delle stelle, la squadra dei sogni. Gli F-16C, gli F-15A , l?MC-130H e la USS Winston Churchill sono solo alcuni tra i nomi straordinari di una squadra da guerre stellari. Una raccolta unica che andrà immediatamente a ruba, soprattutto se alla fine arriverà la vittoria o almeno il passaggio del primo turno. Un camionista straniero in viaggio con un carico di vino dall'Italia verso la Svizzera è stato trattenuto per oltre dieci ore in dogana perché nei documenti, perfettamente in regola, compariva una parola sospetta: "laden". L'ignoranza dell'italiano da parte dell'autista e del tedesco, lingua dei documenti del carico, da parte dei doganieri hanno creato in gigantesco 'qui pro quo': l'autista è stato interrogato e vista la sua incapacità di rispondere sono stati chiamati artificieri addestrati per individuare esplosivi nascosti. Il camion è stato isolato e circondato, e solo alla fine di minuziosi controlli al malcapitato autista è stato permesso di ripartire. Se l'autista fosse stato in grado di spiegarsi, o i doganieri di intendere il tedesco, si sarebbe facilmente potuto intendere che la parola "laden" non aveva in questo caso nessun legame con Osama bin Laden, accusato di essere la mente degli attacchi dell'11 settembre, ma significava solamente "carico". Da alcuni giorni le forze di polizia in Italia sono in stato di massima allerta, dopo aver ricevuto informazioni sulla possibilità che un camion carico di esplosivo possa entrare nel Paese per preparare un attentato. I minuziosi controlli hanno provocato in alcuni casi lunghe code nel traffico, particolarmente intenso nei giorni scorsi per via del lungo ponte di Ognissanti. La popolazione indigena dei maori ha avuto la meglio sul colosso dei giocattoli Lego. La società danese ha infatti ritirato dal mercato una linea di giocattoli ispirati a personaggi e storie polinesiane. Secondo alcuni maori la linea di giocattoli Lego rappresentava una vera e propria lesione del diritto del popolo sulla propria cultura e sulla propria tradizione popolare. Ai giocattoli erano stati dati comuni nomi polinesiani come Toa, Tohunga, Pohatu e Whenua che combattè per la liberazione dell'isola Mata Nui. La serie è ispirata a una serie di racconti del popolo polinesiano di Rapa Nui, che viveva nell'Isola di Pasqua "La Lego ha autonomamente deciso di ritirare dal mercato qualunque futuro prodotto della serie Bionicle ispirato alla tradizione maori o alla cultura indigena, in segno di rispetto delle questioni che abbiamo sollevato" ha detto all'agenzia Associate Press Maui Solomon, difensore legale dei diritti dei maori. La Lego ha offerto ai maori di lavorare alla stesura di un codice di condotta da utilizzare nella fabbricazione di giocattoli ispirati alla cultura indigena. Una cultura in pericolo L'abuso di simboli della cultura maori non è certo una novità: recentemente alcuni maori hanno protestato per una pubblicità che rappresentava scozzesi in kilt che facevano l'Haka, la dichiarazione di battaglia maori. Accuse di abuso anche al non - maori Robbie Williams, un noto cantante pop inglese, che si è decorato con tatuaggi in stile polinesiano. I maori neozelandesi sono circa 300.000 e rappresentano il più vasto gruppo insulare polinesiano, gruppo che comprende gli hawaiani, gli abitanti dell'isola di Pasqua, i samoani e i tongani. Tempo di guerra, perde quota la Real Tv, che dopo una stagione di successi impressionanti, con gli attentati dell'11 settembre ha perso il suo fascino sui telespettatori americani. La realtà è cambiata e così anche la vita quotidiana e la cultura popolare. Quando nell'estate del 2000 sulla Cbs andò in onda la prima puntata, "Survivor" riscosse un successo inatteso e poi per le successive puntate tenne incollati al video dieci milioni di spettatori a settimana. Critici ed esperti gridarono al miracolo, proclamarono l'inizio della rivoluzione televisiva e i produttori cominciarono a sfornare reality show a ripetizione. Oggi un anno dopo il debutto e un mese e mezzo dopo gli attentati di New York e Washington la tendenza è decisamente in calo. La crisi della vita reale in tv era già iniziata, ma gli attentati ne hanno decretato il tracollo. Per due settimane "Survivor", il successo del 2000, è stato letteralmente surclassato da "Friends". Incuriositi dalla nuova gravidanza di Rachel, più di 29 milioni di americani hanno preferito le avventure dei sei amici del Village, trasmesse dalla Nbc, alle peripezie dei novelli Robinson Crusoe, che hanno totalizzato 24 milioni di spettatori. Nella settimana successiva le cifre sono calate ma il programma della Cbs ha avuto sempre un numero di spettatori inferiore, battuto anche in seconda serata da "Csi", che segue "Friends" sulla Nbc (23 milioni contro 21). Altre commedie tipo "Everybody Loves Raymond" della Cbs e gli sceneggiati della Nbc "The West Wing" e "ER" hanno raggiunto cifre altissime di telespettatori. Anche gli altri reality show non hanno avuto grande successo in questa stagione. "The Amazing Race" e "Love Cruise" della Cbs, e "Lost" della Nbc hanno perso molti telespettatori. La Abc ha ritirato "The Mole" dopo solo tre episodi di scarso successo. Il canale della Disney ha rinviato a data da definire "The Runner", prodotto da Matt Damon e Ben Affleck, perché la caccia a un uomo in tutto il Paese sembrava poco opportuna di questi tempi. Bryce Zabel, presidente e direttore esecutivo dell'Accademia di televisione, arte e scienze che organizza gli Emmy Awards spiega: "La realtà rappresentata nei reality show non è più la realtà. Oggi la realtà è quella che vediamo nei telegiornali e in un certo qual modo ha più senso guardare uno sceneggiato o una sit-com perché sai quello che stai guardando". "Le reti televisive speravano di risollevarsi dalla crisi grazie ai reality show ma non è stato così ed era sbagliato pensarlo" dice Michael Wolf del New York Magazine. Mark Burnett ideatore di "Survivor" concorda sul fatto che i tempi attuali sono difficili per la nazione ma è convinto che c'è sempre voglia di distrazione che sia con un telefilm, una sit-com o con la filosofia del "devo vincere a tutti i costi" di un reality show. É morta a Parigi Soraya Esfandiary, la seconda moglie dello scià di Persia, Reza Pahalavi. Lo ha riferito la polizia francese, avvertita dalla donna di servizio di Soraya, che giovedì mattina ha trovato la principessa morta. Soraya, secondo fonti della polizia, è "deceduta per cause naturali", ma nei prossimi giorni sarà ugualmente praticata l'autopsia. Soraya aveva sposato lo Scià nel 1951 e nell'immaginario di tutti divenne subito una principessa delle favole. Protagonista della Dolce Vita degli anni 50, per un periodo ha vissuto con suo marito anche a Roma, sull'Appia antica. Ma il matrimonio durò solo fino al 1958, quando dopo sette anni di amore intenso, Soraya venne ripudiata perché non poteva avere figli. L'anno successivo la "principessa dagli occhi tristi" lasciò l'Iran per l'Europa, dove l'esperienza nel cinema e l'amore con il regista italiano Franco Indovina, morto tragicamente in un incidente aereo a Punta Raisi nel 1972, le regalarono qualche altro anno di felicità. Sempre splendida nonostante gli anni, Soraya era presente alle serate mondane della Parigi che conta. Più volte le era stato attribuito il premio 'The Best' per l'eleganza, e a lei il celebre creatore di rose, Vittorio Barni, aveva dedicato una rosa color rosso geranio. Soraya, che avrebbe compiuto 70 anni l'anno prossimo, era nata a Isfhahan da madre tedesca e un padre appartenente alla tribù dei Bakhtiari. L'antrace fa paura anche a Hollywood e blocca la corrispondenza delle celebrità. Quintali di posta tradizionale ogni giorno riempiono gli Studios e le reti televisive ma le lettere dei fan ai loro idoli sono diventate off-limits in tempi di terrorismo biologico. Migliaia di buste ancora chiuse vengono rispedite al mittente o semplicemente messe da parte. Qualcuno ha iniziato a usare i Fan-mail, i servizi che si occupano di sbrigare la corrispondenza delle star, rispondendo ai fan e inviando loro autografi e fotografie. Altri semplicemente hanno smesso di aprire la posta. Spiega Pat Kingsley, agente di Tom Cruise: "Con i tempi che corrono non è il caso di rischiare, così preferiamo non aprire le lettere dei fan". Benché la maggior parte della posta che arriva alle star contenga dichiarazioni di stima e di ammirazione, le precauzioni sono sempre state prese nei confronti di lettere e pacchetti sospetti. "In fondo - spiega Tracy Shaffer, addetto stampa della Pmk che rappresenta i gemelli Evan & Jaron - sono sempre lettere che arrivano da sconosciuti. Solo che l'allarme antrace ha aggiunto un elemento in più di preoccupazione". L'Fbi, secondo quanto riferito dalla portavoce Cheryl Mimura, non ha ricevuto finora minacce relative alla posta delle celebrità. Tracy Shaffer ha aggiunto che la lettera pervenuta al presentatore Tom Brokaw nel suo ufficio della Nbc a New York ha spaventato molti dei suoi clienti. "Perciò consigliamo loro dei servirsi dei Fan mail services" spiega. Lo Studio Fan mail Services, il servizio di segreteria più grande del Paese, dal canto suo invita i fan a mandare cartoline e non lettere in buste chiuse. "La maggior parte della posta che arriva ai nostri clienti è scritta da bambini e se mandano cartoline sono più sicuri che il loro idolo leggerà il messaggio", dice il proprietario Jack Tamkin. Altri invece, come l'ufficio stampa della Warner Bros, consigliano di usare la posta elettronica. "Di solito rimandiamo indietro le lettere, ancora chiuse, con una nota in cui chiediamo di scrivere solo via e-mail", informa Scott Rowe, vicepresidente delle ufficio di comunicazione della Wb. Ma la posta dei fan è importante per chi vive nello spettacolo. "Quando si riceve una lettera vuol dire che qualcuno da qualche parte ha comprato un biglietto o un foglio di carta, ha preso una matita, ha messo i suoi pensieri su questo foglio e poi lo ha spedito. Questo significa qualcosa" spiega David Brokaw che con suo fratello Sanford ha messo su l'agenzia Brokaw Co, che tra gli altri rappresenta anche il "dottor Robinson" Bill Cosby. Brokaw non commenta le nuove misure per la corrispondenza adottate con l'allarme antrace. "Bisogna essere prudenti ma non farsi prendere dall'isteria", dice. Steve Blackwood, il Bart della soap-opera della Nbc "Days of Our Lives", è abituato a ricevere lettere minatorie, proprio per via del suo ruolo di cattivo. Di solito non gli fanno effetto, ma recentemente ne ha ricevuta una che lo ha messo molto a disagio. "Dopo le ultime due puntate della soap in cui abbiamo fatto esplodere un ristorante e una parte della finta Salem ho ricevuto una lettera in cui era scritto 'Come ti fa sentire dare idee ai terroristi?'. Bè mi sono spaventato" ha detto Blackwood, che ha smesso di aprire la posta dei fan. "Per ora - ha concluso - possiamo solo essere prudenti e cercare di resistere". Bridget Jones spopola. La single trentenne più famosa del mondo che da venerdì è nelle sale cinematografiche d'Italia con il film tratto dal suo "Diario" ha registrato nel week end il record di incassi. Secondo i dati Cinetel, che coprono il 74 per cento del totale, il film con Reneè Zellweger, Hugh Grant e Colin Firth, uscito su 265 schermi, ha incassato una media di oltre 17 milioni per sala per un totale, in soli tre giorni, di oltre quattro miliardi e mezzo di lire. Il successo del film era prevedibile vista la passione dimostrata dal pubblico per i romanzi che hanno ispirato la versione cinematografica. Le avventure di Bridget Jones sono cominciate a puntate sulle pagine dell'Independent a metà degli anni '90 e hanno subito conquistato i cuori di migliaia di lettori. In piena fase di "girl power", la scrittrice Helen Fielding ha proposto un personaggio tutt'altro che rappresentativo del "potere alle ragazze": una single di trentadue anni, perennemente in guerra con la bilancia, costantemente alla ricerca dell' "Uomo giusto" e con un lavoro che non la soddisfa. Circondata dalla sua "famiglia urbana" (gli amici) e in fuga da una madre che nessuno vorrebbe (la stessa autrice dedica il libro a sua madre, ringraziandola per non essere come la mamma di Bridget), la protagonista racconta nel "Diario" e nel suo seguito "The edge of Reason" (tradotto in Italia "Che pasticcio Bridget Jones") due anni di vita quotidiana, tra sigarette, cocktail e manuali di autostima. Proprio questo non essere speciale, insieme a una buona dose di autoironia, ha decretato il successo della signorina Jones. I lettori, e soprattutto le lettrici che spesso si sono riconosciute in Bridget, si sono subito affezionati alla protagonista e alle sue manie, tanto che nel '96 le avventure raccontate sul quotidiano inglese sono state raccolte in un volume. Tradotto in trenta Paesi, il romanzo oggi ha venduto più di cinque milioni di copie in tutto il mondo. In Italia il "Diario di Bridget Jones" è uscito nel 1998 per Sonzogno. L'accattivante sottotitolo "Chili, amori e sigarette. Un anno appassionatamente single" ha spinto in libreria migliaia di lettori e lettrici, che dopo averlo letto, ci sono ritornati per regalare il romanzo agli amici e alle amiche. Fino a oggi il romanzo ha avuto più di 20 edizioni con una tiratura complessiva di 121.000. Sulla copertina delle ultime tre edizioni italiane ci sono i tre interpreti del film. Il film è uscito in Gran Bretagna in primavera e da allora ha incassato nel mondo un cifra pari a 400 miliardi di lire. La canzone "stonata" da una Bridget in pigiama sui titoli di testa ha decretato anche il successo della colonna sonora del film: una compilation di nomi e brani famosi, da Robbie Williams a Diana Ross, da Aretha Franklin a Geri Halliwell. In Europa il disco ha già venduto quasi due milioni di copie ed è stato in testa alle classifiche di molti Paesi. Lo storico penitenziario di Stato di Philadelphia in Pennsylvania sta preparando il tradizionale tour di Halloween, ma teme che le conseguenze dell'attacco terroristico possano rovinare l'evento che è organizzato ogni anno per la raccolta di fondi. "Siamo molto preoccupati - dice il direttore del programma Sean Kelley - Stiamo già discutendo su come potremo controbilanciare le operazioni in caso ci sia un calo di presenze, cosa che sembra molto probabile" Tuttavia il 13 ottobre è successa una cosa curiosa: più di tremila persone hanno visitato "Il terrore dietro le mura", battendo il record di presenza per notte della manifestazione. "Non sappiamo come spiegarcelo se non che la gente aveva voglia di uscire di casa", continua Kelly. In tutti gli Stati Uniti gli organizzatori di eventi e manifestazioni sperano che il sentimentalismo prevalga dopo sette settimane dominate dall'angoscia. A New York la parata di Halloween al Village di solito attira migliaia di persone e qualcuno stima che quest'anno la folla sarà ancora più numerosa, visto che i newyorkesi sperano di rilassarsi un po' almeno ad Halloween. "Questa è la notte in cui la gente balla - dice Jeanne Fleming, direttore artistico della parata - la gente balla di fronte alla morte". Sebbene non possa essere equiparata a feste come Natale o il Ringraziamento, Halloween resta comunque un grosso affare per un certo tipo di industria, soprattutto quella dolciaria e del travestimento. Secondo Hallmark può essere considerata la terza giornata di festa dopo il 31 dicembre e la domenica del Super Bowl. Un portavoce della M&M/Mars, l'industria dolciaria, dice che le vendite di dolcetti sono in linea con l'anno scorso. Secondo una ricerca del National Retail Federation i consumatori hanno in programma di spendere una media di 45 dollari a famiglia per decorazioni e costumi di Halloween, portando le stime di vendita a 6,9 miliardi di dollari. "Credo che i consumatori non vedano l'ora di festeggiare Halloween" dice una portavoce della federazione Sarah Scheuer. Comunque anche se i festeggiamenti non diminuiranno, non c'è dubbio che gli eventi dell'11 settembre hanno compromesso il tono della festa di quest'anno. Nei negozi di maschere per esempio c'è un boom di vendite per la Statua della Libertà e lo Zio Sam. "Sarà un Halloween totalmente patriottico - dice Gregg Kerns dell'associazione nazionale dei consumatori, proprietario di quattro negozi di costumi in Ohio - "Zio Sam, Betsy Ross e la Statua della Libertà sono i più gettonati". L'horror quest'anno è fuori moda. Nel penitenziario non ci sono più la testa finta e gli altri elementi più cruenti. Il Norcostco Atlanta Costume in Georgia ha rinunciato alla bara che l'anno scorso trionfava nella sua vetrina. La casa stregata progettata a Washington è stata abbattuta dopo gli attentati e altri stanno addirittura pensando di cambiare nome, come Leonard Pickel, editore della rivista Haunted Attraction. Quanto al più tradizionale rito del 31 ottobre, non si sa quanti bambini scenderanno in strada quest'anno. Ma a Lake Oswego, Oregon, Vicki Clarke dice che tra i suoi studenti c'è agitazione su come mascherarsi quest'anno. "È come se tutti avessero voglia di andare in giro e domandare: 'dolcetto o scherzetto?' " Il modo di assaporare al meglio la vita per Debbie Young, 39 anni, funzionaria di alto livello di una banca d'investimenti, è stato finora un'esistenza da single, nel cuore di Chicago. Ma ultimamente, dopo notti insonni con la paura del terrorismo e della guerra, la vita da single ha perso il suo fascino. "Sono una persona estremamente indipendente - spiega la donna - ma stando da soli a casa e seguire le notizie in televisione, all'improvviso all'una, le due di notte, non vorresti più essere sola. Ho paura". Boom delle agenzie matrimoniali E così Debbie Young ha deciso di accelerare le ricerche per un partner, rivolgendosi a un'agenzia matrimoniale. E' una dei tantissimi americani che sono stati spinti a riesaminare il modo con il quale hanno finora considerato i propri impegni sentimentali e a rivalutare la vita di famiglia, per sfuggire al fantasma del terrorismo. I single senza l'anima gemella sono alla ricerca. I genitori che non avevano ancora fatto testamento lo stanno facendo. Le coppie con conflitti li stanno risolvendo. Certo, non è che tutti riescano subito a realizzare il cambiamento desiderato. Mentre alcune coppie hanno interrotto le procedure di divorzio, le nuove ragioni di ansia hanno fatto accelerare la rottura di altre. Più apprezzata la famiglia In linea di massima però da un'inchiesta effettuata dall'agenzia Ap presso consulenti matrimoniali, avvocati divorzisti e altri esperti del settore, gli attentati dell'11 settembre, uniti alla paura di altri avvenimenti di questo tipo, hanno fatto rivalutare agli americani l'importanza della famiglia e di relazioni stabili. "Le persone si stanno rivolgendo ai consulenti matrimoniali in misura maggiore di prima dell'11 settembre - dice Enid Norris, esperto di terapia familiare di Stamford, Connecticut - stanno cercando di trovare delle soluzioni, sono molto più consapevoli del valore delle relazioni umane". Dimezzati i divorzi L'avvocato divorzista Stephen Komie ha detto che le richieste da settembre si sono dimezzate, rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Connie Boysen, avvocato di Overland Park, nel Kansas, specializzata in divorzi, ha spiegato che persino le coppie che comunque optano per la rottura del matrimonio, si comportano in modo più civile. "Nelle battaglie per la custodia dei figli, si riesce persino a chiedere ai genitori di cercare di rimanere insieme per tranquillizzare i ragazzi - spiega Boysen - quando accadono cose come queste, si guarda ai propri drammi personali con un'altra ottica". C'è anche una consapevolezza più profonda della morte, e forse un desiderio più forte di essere sicuri che tutto sia a posto per le persone amate. Pamela Gorski, avvocato che si occupa di questioni familiari a Clevaland, spiega che non ci sono variazioni nelle richieste di divorzio per quel che la riguarda, ma che invece è aumentata la richiesta di testamenti, "particolarmente da parte di persone che viaggiano". "Voglio stare con qualcuno" Michael Yergin, direttore dell'agenzia matrimoniale Premiere Connetcions di Chicago, afferma che i suoi affari sono in forte crescita. "Dall'11 settembre, abbiamo registrato quello che probabilmente è il maggior incremento mai visto in questo settore", spiega Yergin, che lavora nel campo dal 1969. Debbie Young è una dei clienti di Yergin. La donna ha avuto una carriera di successo e ha sempre svolto una intensa vita sociale, ma il suo punto di vista è cambiato dopo gli attentati negli Stati Uniti. "Do ancora molta importanza al mio lavoro - spiega - ma dagli attentati, ho capito che la vita va oltre l'essere ogni giorno in ufficio. Piuttosto preferisco essere povera ma amare, voglio stare con qualcuno". Un altro dei clienti di Yergin, l'artista grafica Lisa Renee Cecala, 36 anni, spiega che la sua ricerca di un compagno, cominciata già da un po', adesso ha acquistato una nuova urgenza. "Devo ammettere, dopo l'11 settembre, che son ostata seduta sul mio divano desiderando davvero che qualcuno 'speciale' mi abbracciasse. Voglio sposarmi, adesso". Le sue amiche la pensano come lei, assicura. Una di loro, che per anni è stata fidanzata, ha finalmente accettato di sposare il suo partner. Ma in altri casi, gli attentati hanno avuto l'effetto opposto. Dail Metzger, titolare dell'agenzia Singles Network, nel Connecticut Sud-occidentale, ha detto che alcuni dei suoi clienti hanno rafforzato le loro relazioni dopo l'11 settembre, ma altri le hanno rotte. "Penso che si siano resi conto che c'era qualcosa che non andava, e che la vita è breve", spiega. Effetti positivi e negativi Curtis McMillan, professore di sociologia del lavoro alla Washington University a St. Louis, ha studiato le conseguenze dei precedenti avvenimenti catastrofici, fra i quali i terremoti e il terribile attentato di Oklahoma City. "Le persone subiscono effetti positivi e negativi nella loro vita di relazione - afferma il professore - chi non è legato in maniera definitiva, osserva con attenzione il modo con il quale l'altro reagisce alla crisi. Si può capire così che tipo di partecipazione ha al dramma del partner". Leslie Freedman, uno psicologo attivo a Stamford, nel Connecticut, e a New York, ha osservato nuovi comportamenti tra chi vive nei sobborghi. "Le persone che fanno i pendolari in città, lasciando i bambini nei sobborghi, si sentono più ansiosi - spiega - chi ha la possibilità di optare per il telelavoro, oppure è in grado di uscire prima, e di andare a prendere i bambini in anticipo, lo fa senz'altro". Come per ogni grande mobilitazione, crescono inoltre i matrimoni nelle vicinaze delle basi militari. Jean Dent, officiante della cappella matrimoniale di Nitro, in Virginia, dice che c'è stato anche un incremento dei matrimoni delle coppie che non hanno nulla a che fare con la vita militare. "Un giorno si svegliano e decidono che devono sposarsi subito", spiega Dent, che ha rilevato un incremento dei matrimoni, che sono passati dagli abituali cinque alla settimana a cinque al giorno. Phillip McGowan ed Elza Chapa, di Cystal City, in Virginia, avevano deciso in precedenza di sposarsi in dicembre, avevano anche fissato la data, ma l'11 settembre la madre di Elza, Rosemary, è morta in seguito all'attacco al Pentagono. La coppia ha deciso di sposarsi subito, il 20 settembre, con una cerimonia con sei invitati, al posto dei 125 che prima avevano deciso di invitare. Si raccontano aneddoti su genitori che rivalutano i figli, giovani che si ricongiungono ai genitori lontani, o bambini che mostrano interessi mai avuti prima per i ricordi della seconda guerra mondiale dei loro nonni. Don Browing, direttore del Progetto Religione, cultura e famiglia della Divinity School dell'Università di Chicago, dice che gli attentati hanno mostrato con forza come la gente si rivolge alla famiglia nei momenti critici. "Questo ci lascia con una domanda - ha scritto in una newsletter questa settimana - devono essere i disastri a ricordarci l'importanza di un buon matrimonio e di una famiglia vitale? Dobbiamo avere paura per rivalutare il valore essenziale di queste realtà nelle nostre vite?". Il "Concerto per New York", cinque ore di spettacolo per raccogliere fondi per le vittime dell'attacco terroristico alle Torri Gemelle, è iniziato con una struggente versione di "America" di Paul Simon eseguita da David Bowie. Subito dopo la rock star ha galvanizzato il pubblico rivolgendosi alle migliaia di vigili del fuoco, poliziotti e soccorritori presenti come a degli "eroi". Lo spettacolo del Madison Square Garden è stato trasmesso in diretta, senza interruzioni pubblicitarie, da Vh1. E' stato attivato un numero di telefono al quale si potranno fare le donazioni che andranno alle organizzazioni di beneficenza in favore delle vittime delle Twin Towers. James Dolan, presidente e amministratore delegato di Cablevision, che ha contribuito a organizzare l'evento, ha reso noto che già la vendita dei biglietti ha fruttato 14 milioni di dollari (oltre 28 miliardi di lire). La Columbia metterà tra breve sul mercato un cd doppio del concerto e buona parte dei proventi andranno a favore delle vittime. Nonostante la presenza di divi quali Paul McCartney, Elton John, Billy Joel, Mick Jagger, Harrison Ford, Susan Sarandon, Billy Crystal, Meg Ryan, i veri protagonisti della serata sono stati i 6.000 vigili del fuoco, poliziotti e soccorritori mescolati tra il pubblico. A loro sono andati gli applausi più calorosi. E loro sono stati anche parte dello show, quando Ford e Sarandon tra gli altri hanno presentato sul palco alcuni degli eroi di quello che ormai è noto in tutto il mondo come "ground zero". "Questa serata è dedicata a voi", ha detto Crystal. In platea moltissimi avevano con sé le foto degli agenti e dei pompieri morti nel disperato tentativo di salvare delle vite umane. Per tutta la durata dello spettacolo i momenti di commozione e cordoglio si sono alternati a quelli "leggeri". Un modo anche questo di combattere il terrorismo: "Stiamo dimostrando che non abbiamo paura di uscire, stiamo dimostrando che questa è la più grande città del mondo", ha detto Billy Crystal. I vari momenti del concerto sono stati accompagnati da brevi filmati sullo spirito della città di New York, girati da registi quali Martin Scorzese. In chiusura, Paul McCartney ha eseguito "Freedom", una canzone composta dopo la tragedia dell'11 settembre. Il concerto del Madison Square Garden è uno dei tre in programma nel fine settimana. Allo stadio Rfk di Washington ce ne sarà uno di otto ore con Michael Jackson, i Backstreet Boys, Mariah Carey, gli Aerosmith e altre star (non sarà trasmesso in tv). Un altro avrà luogo a Nashville, Tennessee, con Tim McGraw, Sara Evans, Alan Jackson e altri cantanti country. Era stata rinviata due volte, ma ora la cerimonia di consegna degli Emmy Awards, si farà. Gli oscar americani per la televisione, saranno consegnati il 4 novembre allo Schubert Theatre di Los Angeles, secondo quanto annunciato mercoledì dalla Cbs e dall'Accademia di televisione arte e scienze. Presenterà sempre Ellen Degeneres e non ci sarà un collegamento satellitare con New York. La cerimonia si sarebbe dovuta svolgere inizialmente il 16 settembre, ma dopo gli attentati fu rinviata al 7 ottobre. Poi, l'inizio dell'attacco sull'Afghanistan ha portato gli organizzatori a cancellare il programma e rimandare ancora la cerimonia. Nonostante il conflitto, mandare in onda gli Awards ai primi di novembre darebbe alla Cbs l'occasione di "schiacciare" la concorrenza nella programmazione del mese. I periodi di "vittorie schiaccianti" sono osservati attentamente per stabilire le tariffe pubblicitarie. Inizialmente la cerimonia si sarebbe dovuta svolgere allo Shrine Auditorium, che ha una capienza di più di 6.000 posti a sedere. Lo Schubert invece ha una capienza di soli 1.800 posti. Sin dal primo rinvio la televisione si è divisa sul dove e quando riproporre la cerimonia. Alcuni dei partecipanti si preoccupavano per la sicurezza, benché i funzionari avessero informato che non era pervenuta alcuna minaccia, aggiungendo che misure di sicurezza senza precedenti erano state prese allo Shrine. Altri discutevano l'opportunità di una premiazione hollywoodiana in tempi così difficili. Ma alla Cbs intendono andare avanti e trasmettere in prima serata la cinquantatreesima cerimonia degli Emmy. Per calmare le preoccupazioni, la cerimonia del 7 ottobre era stata massicciamente rinnovata e alleggerita dal glamour. Gli invitati erano stati avvisati di presentarsi con un abbigliamento elegante ma non eccessivo e il tappeto rosso è stato riavvolto. Durante la premiazione sarebbe stato offerto un tributo alle vittime e agli eroi degli attentati. Dopo il secondo rinvio, la Cbs e l'accademia hanno preso in esame una serie di date e luoghi possibili, valutando anche l'ipotesi di consegnare semplicemente i premi in uno studio televisivo o in una base militare con truppe dell'esercito nel pubblico.